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Eventi

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S. Antonio Abate – 17 gennaio

Sant’Antonio nacque in Egitto nel 250 d.C. circa da una famiglia ricca ed è oggi considerato il protettore degli animali domestici tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. A 20 anni rimase orfano, donò le sue ricchezze ai poveri e si dedicò alla preghiera. Per molti anni poi visse nel deserto in solitudine e povertà. Aiutò gli ammalati, i sofferenti e riunì altri monaci che insieme a lui formarono un nuovo ordine: i monaci Antoniani. La tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati poichè il loro grasso veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunitàà e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella. Nella tradizione Sant’Antonio cominciò a diventare perciò il protettore dei maiali e poi di tutti gli animali domestici. Sant’Antonio morì nel 357 d.C.; visse più di cento anni.
Il 17 gennaio, giorno della sua ricorrenza, in mattinata viene celebrata la Santa Messa nella chiesa dedicata al Santo, durante la quale le donne del paese facevano benedire il sale, la semola e la biada, cose che venivano poi fatte mangiare agli animali della famiglia.
Dopo la messa si procedeva alla benedizione di tutti gli animali che venivano condotti e fatti sostare nei pressi della chiesa; successivamente venivano distribuiti per tutti vino e fichi secchi. Si procedeva poi all’asta per la vendita delle agnelle e della legna che venivano offerte, le prime dai pastori del paese mentre la legna dai conatdini che non allevavano pecore. Quest’asta veniva bandita con un campano, che si suonava ogni volta che arrivava un’offerta a rialzo fino a stabilire il prezzo definitivo. Il ricavato di tale asta andava a beneficio della chiesa di Sant’Antonio.
Una leggenda racconta anche che nella notte del 17 gennaio gli animali parlino, perciò i contadini si tenevano lontani dalle stalle in quanto questo era considerato un brutto segno.

Piantamaggio – 30 aprile

Questa è una delle antiche usanze ancora molto sentita in questi paesi. Secondo la tradizione la sera dell’ultimo giorno di Aprile un albero di faggio o di pioppo, scelto tra tanti per la sua imponenza e lunghezza, viene rigorosamente rubato nelle campagne circostanti il paese e portato nella pubblica piazza. Qui, dopo essere stato spogliato della corteccia, viene innestato nella parte alta un ramo fiorito di ciliegio selvatico che simboleggia il “Matrimonio fa alberi”, la fertilità ed è chiara quindi l’allusione all’unione tra l’uomo e la donna. Sulla cima dell’albero, poi, viene legata la bandiera italiana simbolo patriottico. L’albero viene poi innalzato e piantato al centro del paese dopo aver tolto e ridotto in legna l’albero dell’anno precedente. Durante tale operazione tutto il paese si riunisce per festeggiare l’evento con una grande festa accompagnata da canti e balli.
La festa risale a tempi remotissimi, e fu sicuramente pagana, per celebrare i riti di maggio, della fertilità e della rinascita della terra; ma in passato questa festa forniva anche l’occasione per formare nuove coppie di fidanzati. Era proprio in questo giorno, infatti, che i ragazzi del paese andavano a cantare gli stornelli sotto le finestre delle ragazze che desideravano corteggiare, facendo una “serenata” che poteva ess
ere gradita o meno da chi la riceveva. Se il giorno dopo o la domenica successiva la ragazza andava vestita bene in chiesa, la “serenata” era stata accettata e il futuro fidanzato si poteva presentare a casa della ragazza per il fidanzamento. Se invece la ragazza non andava a messa o ci andava vestita male il corteggiamento non veniva accettato.

Estate campiana

Durante il periodo estivo, complice il bel tempo e le numerosissime presenze, la Proloco organizza una serie di iniziative quali mostre, sagre, tornei sportivi, serate gastronomiche, musica, escursioni che allietano la permanenza nella frazione di turisti e residenti.

Madonna della Croce

La scultura rappresenta la Vergine seduta in trono mentre con la mano destra regge una piccola croce e con la mano sinistra il bambino posto in piedi sopra il suo ginocchio coperto da una lunga tunica rossa e occupato nella lettura del suo libro sacro.
La statua è molto venerata dalla comunità campiana che ogni prima domenica di settembre, dedica alla “Madonna della Croce” la festa religiosa e ricreativa più solenne dell’anno.
I festeggiamenti iniziano l’ultimo sabato di agosto, dalla chiesa della Madonna della Croce, risalente al XIV° secolo, che sorge ai confini con della Guaita di S. Eutizio nel fosso di Tuscia, si arriva in processione, con la statua della Madonna, fino alla chiesa di S. Salvatore, percorrendo un tratto del sentiero Norcia S. Eutizio; mentre la prima domenica di settembre si va in processione con la statua della Madonna dalla Chiesa di S. Salvatore fino alla piazza del paese, dove si prega e si ringrazia la Madonna per poi ritornare nuovamente in chiesa.

S. Andrea – 30 novembre

Sant’Andrea era un pescatore di Galilea. Discepolo di Giovanni Battista, dopo il Battesimo nel Giordano seguì Gesù con il fratello Pietro. Dopo la Pentecoste andò a predicare nelle regioni limitrofe dell’attuale Mar Nero fino al Caucaso. Morì martire a Patrasso, crocifisso su una croce disposta ad X durante il regno di Nerone. Anticamente si credeva che nella notte del 30 novembre fosse possibile ritrovare tesori nascosti o predire avvenimenti futuri. Sant’Andrea apostolo occupa un posto notevole in quanto è Patrono di Campi, si festeggia con la messa solenne e cena a base di trote del fiume campiano per tutti i partecipanti.

I Faoni – 9 dicembre

In occasione della ricorrenza del passaggio della Santa Casa di Loreto, che ricorda la traslazione della casa della Madonna dalla Palestina alle Marche, in tutti i paesi della zona si accendevano grandi falò per ricordare tale passaggio.
I “faoni” infatti sono grandi fuochi allestiti sulle aie delle case di campagna nel pomeriggio del 9 dicembre. Vengono preparati accatastando fascine di ginepro o ginestra in un’intelaiatura a forma di cono alta diversi metri e si pone un ramo verde sulla cima. La sera, il capofamiglia le dà fuoco, attorniato da tutto il gruppo familiare, ai quali si a festa e si distribuisce vino. Come ogni anno, la festa coinvolge tutta la gente dell’abitato, impegnati a realizzare la catasta di legno di ginestra. Nei giorni precednti la manifestazione, giovani e meno giovani, si recano nei boschi ircostanti per raccogliere rami e cespugli di ginestre necessari per costruire il falò, ma la festa vera e propria cominica con lo spettacolare incendio dei “Faoni”.
Tutt’intorno il centro si anima con musiche, canti e balli e l’atmosfera si riscalda con la luce e il calore sprigionato dal fuoco delle immense cataste di legna.
I fuochi, secondo una diffusa credenza popolare, venivano accesi per indicare alla Madonna la strada per raggiungere Loreto, rinnovando così ogni anno un omaggio luminoso che ricordasse l’evento miracoloso.
Secondo la tradizione questa festa, oltre a fare riferimento ad una vicenda profondamente religiosa, avrebbe radici addirittura nella mitologia romana, secondo la quale i “faoni” sono delle divinità minori campestri, caratterizzati da corpo umano e zampe caprine. Queste divinità erano protettrici dei raccolti e del bestiame e la tradizione della festa dei “Faoni” riconduce ai riti propiziatori per invocare l’aiuto degli dei in vista dell’arrivo dell’inverno. La festa pagana venne poi cristianizzata e trasformata in un giorno dedicato alla Madonna.

 

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